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Crack!
Mi sono preso una storta, roba che all’inizio pareva da poco e poi nella notte ha iniziato a far male e il mattino dopo in ufficio non c’era stampella che tenesse, male e quindi vado al pronto soccorso.
Lavoro vicino al Maria Adelaide e quindi sono andato lì, di seguito un paio di riflessioni su quel che ho visto nelle tre ore in cui sono ci stato.
1. Un po’ lo capisco, il signore che aspettava da oltre un’ora, io avevo un libro di Lansdale e il tempo m’è passato, lui stava in piedi nel corridoio e vedeva entrare tutti prima di lui. Certo, capire che i numeri che danno all’accettazione non sono in sequenza apposta per evitare i tipici scazzi del c’ero prima io potrebbe aiutare. Come anche informarsi su cosa sia e a cosa serva il triage. E poi non è materia da rocket science: uno ha già fatto la visita , quando torna con le radiografie se non passa prima di un codice bianco non passa mai più e quindi quando lo dimetti? Quando speri di essere dimesso tu, nel momento in cui ti ci troverai? Ci hai pensato un po’? No, eh? E allora mi rimangio che ti capisco. Se poi inizi ad urlare di raccomandazioni, beh, vai e muori della tua ignoranza.
2. Donna che arrivi dopo di me all’accettazione di radiologia spingendo tua madre in carrozzina, già ho sentito che ti lamentavi perché ti passavano tutti davanti1, già il medico del pronto soccorso si è fatto scappare con l’infermiera con cui ti lamentavi che tua madre è meno di un codice bianco, si capisce subito che non ha un cazzo, cioè, spiace a tutti che abbia preso una botta alla gamba, ma tu e lei intasate il pronto soccorso, già io per puro culo sono arrivato a far le radiografie alle 12 e 39, tempo che la signora dietro al vetro mi registri e sono le 12 e 40 passate. Se la signora dietro al vetro dice che lei è la sola impiegata e che ha una pausa di venti minuti per pranzo e che quei venti minuti vanno dalle 12.40 alle 13.00, beh, hai un bel lamentarti con lei, hai un bel dire che in Italia va sempre così. Fai una cosa furba, vai all’ufficio relazioni con il pubblico, come la stessa signora dietro al vetro ti ha consigliato, lamentati con loro, che magari ci possono far qualcosa. Come dici? Pesa il culo? Tanto non cambia nulla? E allora non rompere i coglioni a me che son qui che cerco di leggere Lansdale, ok?
3. Signora dietro al vetro all’accettazione in radiologia. Io non sono per i dressing code, tzè, proprio io, figurati. Però dai, capiscilo da sola che lo stile cougar non ti sta bene addosso, a maggior ragione prima di pranzo, in un ospedale, in un ufficio dove c’è il pubblico. Dai. E poi, pur solidarizzando con te e le tue necessità alimentari che hanno a che fare con rompicoglioni tutto il giorno, mi permetto un consiglio: la prossima volta che incontri un rompicoglioni usa la cortesia piuttosto che l’approccio duro. La cortesia stende, non sono molti quelli che riescono a rompere i coglioni di fronte a qualcuno che si dimostra cortese e accondiscendente. E se sei brava puoi anche pigliarli un po’ per il culo. Rispondere male come hai fatto tu appena la rompicoglioni ha iniziato il suo show mette anche te dalla parte dei cattivi. Una guerra tra poveri.
4. Com’è che tutte le radiografiste sono carine? Tutte. E per mia sfortuna la statistica personale non si basa su un paio di esemplari. Poi spesso sono stronze, vabbè. Tipo che mi fai le lastre al piede sinistro, uno dei pochi pezzi rimasti sani in 37 anni di vita e poi mi chiedi se ho già avuto problemi a quel piede lì? E’ come invitare le mie paranoie non al cinema, ma a tutto il cazzo di Screamfest Horror Film Festival, lo sai. Soprattutto se poi il mio piede sinistro non ha nulla. Nulla. E a me non piacciono i film dell’orrore.
5. Gli ortopedici sono dei sadici. Lo so dai tempi dell’incidente in moto. Perché solo un sadico potrebbe proporre un bendaggio contenitivo al cromo o che cazzo è dal ginocchio in giù che comprende anche tutto il piede e non lascia fuori nemmeno le dita. Con 30 gradi. Per 7 giorni. Che quando torno al controllo tra una settimana mi dovrete rinchiudere in una camera contenitiva prima di aprire sto coso.
6. Non c’entra con l’ospedale, ma bucare la gomma posteriore della vespa alle due e mezza del pomeriggio non è una bella cosa in assoluto, se poi hai solo una gamba buona è peggio.
- e vale quel che ho appena detto qui sopra [↩]
Traffic torna a Torino (finalmente!) (sicuri?) (no.)
Con un comunicato stampa la direzione del Traffic Festival comunica che la manifestazione non si terrà come previsto alla Reggia di Venaria Reale, ma sarà in piazza Castello a Torino.
A quanto pare il sindaco di Venaria ha preferito dare retta ai cittadini che si lamentano dei fastidi e dei ggiovani che fanno casino.
Beh, a me la Reggia non è mai piaciuta e quindi non posso che godere della decisione suicida del primo cittadino di Venaria.
Update: a quanto pare ora la regione ci vuol mettere del suo per far tornare il festival a Venaria. Io spero che ci si renda conto che continuare gli spostamenti dell’ultimo minuto è il miglior modo per affossare una manifestazione che evidentemente non piace a tutti.
Update2: perfetto, torna a Venaria. Ora devo meditare se andare ai concerti o a vendere birre a tutti quelli che si sbaglieranno e finiranno da soli in piazza Castello…
Io ci avevo sperato
L’ultimo film di Tarantino è uscito in un paio di sale torinesi in versione originale1 e io ci avevo davvero sperato che facessero il botto di biglietti e si convincessero una volta per tutte che c’è gente che vedrebbe molto più volentieri un film in lingua origianle al cinema invece che essere costretto a scaricarselo e guardarlo sul televisore di casa.
Ci avevo sperato che fosse il mercato a decretare la fine di questa abitudine barbara che pare resistere solo più in Italia e pochi altri paesi del (cinematograficamente2 parlando, terzo) mondo.
E invece sembra di no, che non ci sia la convenienza nemmeno per quelle sale che sarebbero le candidate ideali per una scelta così coraggiosa, penso al F.lli Marx o al Romano3, ma nei miei sogni ci sarebbe anche una delle mille a disposizione di un qualche multisala, anche quella piccolina, giù in fondo a destra dietro i bagni.
Purché ci fosse.
E invece no e quindi mi sa che L’uomo che fissa le capre mi tocca vederlo doppiato, cazzo.
- E, a quanto ho potuto vedere dai trailer doppiati, solo un ignorante può pensare di vederlo non in originale. Ignorante nel senso che ignora quanto sia bello l’accento di Brad Pitt, per esempio. Non ignorante nel senso di imbecille. Quello è un aggettivo che tengo da parte per che ha fatto il doppiaggio, che se lo merita davvero. [↩]
- E forse non solo… [↩]
- Non per nulla il romano era una delle sale che dava Ingloriuos Basterds in V.O. [↩]
La distanza dalla perfezione*
Se vuoi essere una città come si deve devi curare bene le cose che un eventuale turista vede all’inizio.
Quindi, se uno arriva all’aeroporto di Caselle ad un’ora che non è poi così straordinaria tipo le nove e mezza di sera della domenica, sarebbe bello che quell’uno potesse trovare un trenino per arrivare in città senza svenarsi con un taxi.
E se l’ultima partenza del treno è alle nove e quarantacinque ed è sostituito da un pullman, sarebbe bello che il punto in cui prendere quel pullman sostitutivo fosse indicato in modo chiaro e semplice.
Perché capirei il casino di un aeroporto gigante come Francoforte o Miami, ma a Caselle basterebbe semplicemente indicare in che parte dell’unica strada si trova la fermata, così che uno non debba poi trovare scomodi modi alternativi per tornare a casa propria.
Maledicendo qualcuno a cui non sa nemmeno dare un nome.
(* son i due chilometri scarsi che mi son dovuto fare a piedi per recuperare la macchina. di notte. coi bagagli in spalla. stronzi.)