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BackupGoo per il backup del proprio account Google
In informatica gira una battuta che dice che esistono due tipi di persone, quelli che hanno perso i dati e quelli che non ancora.
Nei giorni scorsi qualche utente ha avuto la sorpresa di vedersi cancellare la posta sul proprio account di Google. Visto che io uso la posta della grande G e non c’è nulla che mi serva davvero, ma è sempre meglio avere tutte le mie mail piuttosto che no, mi sono messo a cercare una soluzione che non fosse scaricarmi a mano tutti i messaggi.
Ho trovato BackupGoo, un’applicazione che gira su Linux, Windows e Mac e che permette di scaricare tutti i dati sul proprio account Google, posta, rubrica indirizzi, agenda e documenti.
Non è il massimo del design, almeno nella versione Windows che ho provato, è a pagamento, ma ha 15 giorni di trial, ma funziona abbastanza bene e la configurazione è semplice: all’avvio chiede le credenziali di accesso al profilo Google e si può scegliere di fare il backup solo di alcuni elementi.
L’unico inconveniente è che ci vuole un sacco di tempo a scaricare le mail e la prima volta che l’ho fatto girare dopo aver scaricato circa 8500 mail su un totale di più di 9000 si è bloccato e ho dovuto ricominciare da capo perché non ha un sistema incrementale…
Però è un programma che va usato solo ogni tanto e fa il suo lavoro, quindi per quel che vale lo consiglio.
Prendersi le proprie responsabilità, una volta per tutte!
Oh, dite quello che volete, ma la nuova acclamata feature di Gmail, l’undo sull’invio della mail, mi pare davvero il paradigma di una società allo sbando.
Non basterebbe scrivere la mail, rileggerla, scrivere l’indirizzo del destinatario e premere invio?
O son stupido io?
E poi, non ci aveva già provato Microsoft tempo fa con il richiamo della mail non letta su Outlook o ricordo male? Perché adesso tutto questo buzz per Google?
Mac users, help me, please!
Sul pc windows uso da anni un bel programmillo che si chiama Hamster per gestire la posta in ingresso e in uscita.
In pratica Hamster mi scarica la posta da svariati indirizzi e il mio client si connette a lui per prendere i messaggi. E viceversa: quando scrivo una mail e premo invio, Thunderbird la manda ad Hamster che si incaricherà successivamente di inviarla ad un server su internet per smistarla verso il destinatario.
Detto in termini più tecnici, Hamster mi fa da mail server locale.
Ed è free.
Mi piacerebbe usare qualcosa di simile anche sull’iBook, ma con una ricerca veloce non trovo nulla che soddisfi le richieste. Mi accontenterei anche solo di un SMTP locale. So che in OS X c’è postfix, ma l’ho configurato una volta su una Debian e non ho voglia di ricominciare a leggere un milione di righe di manuale per metterlo a posto, vorrei qualcosa di point&click, in pieno stile Apple.
Se qualcuno avesse suggerimenti, i commenti sono lì.
Grazie.
La rete spiegata a mio papà.
Sabato, dopo alcuni mesi sono finalmente riuscito a far capire a mio padre un concetto fondamentale di architettura di reti applicato al suo uso quotidiano del pc.
Noi viviamo in una zona nella quale non è ancora arrivata l’ADSL quindi si naviga col modem in dial up.
Il portatile di mio padre è arrivato con un programma per la connessione preinstallato che si chiama Easy internet che è richiamato tutte le volte che firefox o Thunderbird vengono aperti senza che ci sia una connessione.
Immagino che tutto ciò sia stato pensato per facilitare l’esperienza dell’utente che non deve preoccuparsi della connessione se non è presente.
Però.
Però in passato io avevo tentato di spiegare a mio padre che è totalmente a digiuno di concetti informatici come file, programmi, protocolli, sistema operativo, internet, applicazioni, web, posta elettronica e così via, ma che è nonostante ciò una persona intelligente.
E avevo fallito più volte.
Perché per lui internet ò una cosa che sta là, dopo il modem e lui quando vuole va su internet e si scarica la posta e va su google.
Così, semplicemente. E non gli interessa come, gli interessa farlo.
E sembrerebbe aver ragione chi si è inventato quel meccanismo per cui quando mio padre apre Firefox se non c’è la connessione parte il programmillo che la crea.
Però sabato gli ho installato un antivirus gratuito al posto del norton che era scaduto.
La prima volta che ha acceso il computer con il nuovo antivirus questo ha tentato di aggiornarsi online e non trovando una connessione ha lanciato il programma per crearla.
Lì mio padre è entrato in crisi.
Come detto, non sa molto di pc, ma oltre a non essere stupido è anche curioso e quindi non gli tornava: per lui internet era la posta o google e non capiva come mai un antivirus gli facesse partire easy internet.
Al massimo era lui stesso a far partire easy internet facendo doppio click su Firefox e poi però si stupiva che l’antivirus non si aggiornasse.
E allora prova a spiegargli che Firefox è un programma e anche Thunderbird è un programma e anche AntiVir è un programma e anche Easy internet è un programma. Sono tutti programmi e ognuno fa cose diverse e guarda caso Easy internet crea la connessione a internet e gli altri programmi invece usano una connessione ad internet e quindi richiamano Easy internet per crearla.
Un muro.
Poi gli ho fatto un disegnino ed è valso più delle mille proverbiali parole.

Ha capito tutto.
E si è pure un po’ incazzato perché al corso di computer che segue all’università delle tre età gli spiegano che pulsante premere in word per fare il grassetto e non queste cose: secondo lui chiunque troverebbe quel pulsante se gli spiegassero quale programma far partire per scrivere una lettera. come chiunque capirebbe come tirare una retta se gli dessero un cad.
Invece non sono molti a capire come è fatta una rete e tutti se ne fregano.
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Oggi sono riuscito a leggere un po’ di blog che avevo in arretrato.
Andrea Beggi ha scritto venerdì un post che mi ha ricordato per certi versi un libro che lessi un po’ di tempo addietro: La caffettiera del masochista. Psicopatologia degli oggetti quotidiani.
Anche in quel caso si parlava di usabilità, riferita però al design degli oggetti, mentre Beggi parla di linguaggio tecnico tra se stesso e i suoi utenti.
Ho trovato bizzarro come molti dei commenti del post non fanno altro che evidenziare come chi legge usa la propria struttura mentale per generare il significato del testo.
Anche io ho dovuto giustificarmi con mio padre per tutto quello che do per scontato quando ‘gli spiego il computer‘.
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Qualcuno sa come fare per evitare che tutte le volte che apro Mail si apra anche iCal? Grazie.