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Pericoli
Stanotte prima di addormentarmi pensavo che in vita mia ne ho fatte, di cose pericolose:
ho comprato roba illegale nel quartiere di St. Pauli a Amburgo;
sono passato con la vespa tra due T.I.R. che viaggiavano in direzioni opposte;
sono andato in macchina da Torino alla Liguria con uno che poi ho scoperto essere sotto l’effetto di cocaina1;
ho guidato dai murazzi a casa dopo aver bevuto troppo alcol;
ho dormito in macchina ai murazzi fino a mezzogiorno, quando i murazzi di Torino non erano ancora il posto fighetto che è ora;
ho sorpassato, sempre in vespa, un suv che stava svoltando a sinistra2.
Ah, e poi c’è quella cosina là del guard-rail e del coma, ma quella non è una cosa pericolosa che ho fatto, tendo a pensarla come una cosa che mi è successa.
Ma mai, mai avrei pensato a quanti pericoli andavo incontro quando per la prima volta ho pensato che forse avrei potuto fare dei lavori in casa.
- a mia discolpa posso solo dire che la macchina era sua e io non avevo idea che fosse un addicted [↩]
- e non aveva messo la freccia, la troia [↩]
Passioni incendiarie
Durante la riorganizzazione delle stanze sono comparse scatolette, piccoli contenitori metallici, bustine di plastica e altri recipienti dei più disparati pieni di biglietti di auguri ricevuti, mappe della metropolitana di Londra, scontrini e cartame vario che, come qualcuno sta scoprendo dal vivo, tendono ad occupare spazi nelle librerie nuove illudendo noi che li conserviamo che stiano bene e facciano arredamento cool e ci costringeno a distanza di anni ad ammettere che è ciarpame.
Quello che però è stato forse un po’ più difficile da catalogare sono tutte le lettere prima d’amore1 e poi di odio che ho ricevuto nel tempo2.
L’avvicinarsi dell’inverno ha semplificato le cose: la stufa ha bisogno di carta per accendersi e vuoi mica che qui si stia al freddo per qualche scrupolo, no?
- che poi, amore, se è andata a finire male tanto amore non doveva essere, no? almeno da uno dei due lati non lo era, no? [↩]
- poche le scriventi, molte le lettere, qualcosa deve voler dire, cosa non lo so… [↩]
Come per i fratelli minori…

Quelli un po’ tonti.
Deve esserci un nome, non può non esserci un nome per la regola empirica per cui uno dei due tasselli che serve a reggere il bastone per le tende avrà problemi ad entrare nel foro, il foro sarà fuori asse nonostante le ripetute misure, la vite spanerà il tassello e il supporto per il bastone non sarà saldo come l’altro. Col risultato che nel migliore dei casi è una tenda storta e nel peggiore è una gruviera di tentativi sul muro.
Tipicamente succede per il secondo, dopo che si è appena finito di imbiancare la parete…