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La certezza della pena
Ci si lamenta tanto dei processi che non finiscono, degli indagati per stupro che vengono messi fuori su cauzione1, per ultrasettantenni che dovrebbero essere puniti per delitti commessi eoni fa perché “è giusto che uno paghi!”2 e poi però ieri sera al telegiornale cu canale 5 sento la notizia che gli automobilisti romani sono ancora subissati da fermi e ipoteche. Proprio la parola subissati, capito? Come se la colpa fosse di chi non gli toglie le multe, non di chi le ha prese…
Poi uno si stupisce che il premier si dica allibito per la sentenza che lo condanna per corresponsabilità nella coruzione di un giudice.
- che poi al posto di cosa? tagliargli le balle? indagato per non significa colpevole di, eh? [↩]
- non “è giusto che uno non possa più offendere”, no, legge del talgione e via! [↩]
Almeno non pigliamoci per il culo
Discutete pure, litigate, fatevi i dispettucci sulla data in cui fare o non fare il referendum e tutto quello che volete, ma per favore, non chiamatelo dibattito politico, per favore, per favore.
Mi illudo di sperare che il dibattito politico tratti di temi più alti.
Per favore.
Wired Italia
Wired era fino a poco tempo fa, un magazine americano che trattava di cultura digitale e nell’immaginario comune è sempre stata un po’ la bibbia della net generation. Ora, da questa settimana, è uscita anche la versione italiana.
Chiaramente il buzz in rete è stato molto elevato, vuoi mettere, Wired finalmente accessibile anche alle genti italiche, un attesa enorme.
Io l’ho comprata e dico subito che, mmm, mi sa che non prenderò il secondo numero.
Leggo in rete che molti si stanno scontrando con la cartaceità della rivista, abiuati come siamo ormai a leggere tutto in digitale sullo schermo del computer. Da divoratore di fumetti non ho questo problema, anzi, preferisco da sempre leggere una rivista piuttosto che un blog, il mio giudizio negativo deriva dal fatto che in una rivista di oltre 200 pagine ho trovato troppa pubblicità e tra tutti gli articoli quelli che reputo interessanti si contano sulle dita di una mano.
La maggiorparte di ciò che ho trovato sul primo numero la conoscevo già o la posso trovare facilmente sul web, senza la necessità di spendere quattro euro.
Sperando che in Turchia vada meglio…
Linko un post che dovrebbero tradurre e pubblicare in prima pagina tutti i giornali e telegiornali italiani, ma stranamente i direttori si guardano bene dal farlo…
Domenica ho il volo, trentasei anni qui dovrebbero avermi abituato abbastanza per sopravvivere due settimane in Turchia, no?