none of the above

unnecessary words from my inside

Archive for the ‘e.r.’ tag

Piu’ sanita’ per tutti.

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E’ che non so praticamente nulla di economia e quindi potrei dire una cazzata, ma mi chiedo: e se tutti pagassero e poi chi denuncia il reddito scaricasse intereamente da li’?
Non avremmo risolto almeno in parte il problema del costo della sanita’, dei ticket e financo recuperato un po’ di evasione senza per forza passare ad un modello all’americana?
Intendo, dover mentire sull’assicurazione medica lo posso prendere in considerazione solo se mi tocca farlo a Abby di E.R. mentre non sono ancora cosi’ povero da non poter anticipare qualche lira allo Stato, dando per assolutamente scontato che me li rendera’.
Boh, magari son io che la faccio troppo facile.

Written by effemmeffe

January 11th, 2007 at 2:52 pm

Perso

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In principio fu Dallas.
Lo si guardava a casa coi miei.

Poi per anni più nulla, se si escludono visioni pomeridiane di telefilm tipo A-Team, Magnum, P.I., Mc Gyver e roba così, ma senza passione.

Guè mi iniziò ai misteri del sesso e alle gioie della serialità televisiva con E.R., del quale fatico a fare a meno pure adesso che il cast s’è sciolto nella banalità.

Le casalinghe disperate hanno solleticato per un po’ lo stesso voyerismo, ma di nuovo con poca partecipazione.
Al loro pari c’è ora Veronica Mars.

Però ad un certo punto, pur se con un po’ di snobismo da parte mia, ché le novità che vengono dai blog mi paiono sempre un po’ sopravvalutate, ho iniziato a seguire Lost!
E’ finita.
Non riesco a dissintossicarmi.
Ho finito di vedere la prima serie a botte di quattro/cinque puntate alla volta e ieri sera mi sono dovuto imporre che dopo il terzo episodio della seconda serie sarei andato a dormire.
Meno male che ne avevo a disposizione solo cinque…

Ed ora invidio gli americani che si potranno godere al meglio the Lost experience.

Written by effemmeffe

April 28th, 2006 at 5:17 pm

E.R.

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Giorni tutti uguali.
Sveglia alle sei, sei e mezza.
Colazione nella sala comune con caffè amaro, pane burro e marmellata.
Poi via con il lavoro.
Giro per i vari padiglioni ad attaccare (ma ora a staccare nuovamente, maledetta colla che non tiene) le etichette per l’inventario.
A mezzogiorno suona la campanella.
Ci si trova tutti assieme per la preghiera comune che precede il pranzo.
Tutti si servono dal tavolone centrale e poi si siedono a mangiare.
A turno si sparecchia e si lavano le stoviglie.
Caffè e sigaretta.
Mi sdraio mezz’ora sul letto.
Si ricomincia fino alle quattro.
Libero fino alle sette, doccia, letto, un paio di foto se capita.
Qualche sigaretta.
Non leggo perché voglio conservare i due libri che ho portato per quando sarò solo.
Si ripete la cerimonia del pranzo con campanella, preghiera, padre nostro, cena, caffè e sigaretta.
Un po’ di chiacchiere e alle nove, nove e mezza, a volte alle dieci a dormire.
Eccezioni: un pre-cena a bere una birra nel barrio, una sera a vedere una partita di basket tra la squadra dei volontari di qui e quella del centro Don Bosco di Campo Grande, la sbronza del fine settimana scorso, la festa di fine corso dei bambini, una notte da ricordare con un grande sorriso, la gara di judo di Giovanni, Emilio ed Elisa, la mattinata al centro Lampare con i bambini che mi insegnavano a far volare i loro aquiloni (non sarò mai bravo come loro…), ieri sera la preghiera serale e poi i canti, la mattina di oggi: dovevo staccare tutte le etichette dal centro chirurgico e questa mattina le sale operatorie erano libere, così mi hanno fatto vestire come un medico con abiti sterili, scarpette di stoffa sopra i sandali, cappello da chirurgo e mascherina sterile e ho girato per chirurgia alla caccia delle etichette attaccate nei giorni scorsi da Joaquim e Ana.
Mi sono sentito molto dottor Benton.

Sono qui da ormai sette giorni e sto iniziando adesso a decifrare la cantilena che tutti usano quando mi parlano e che a quanto pare è portoghese.
E inizio anche a farmi capire un pochino, con un misto d’italiano, spagnolo maccheronico e quelle tre parole di portoghese storpie che mi ricordo.
Però sto prendendo anche un pò il loro ritmo, con praticamente tutte le parole accentate sulla penultima sillaba e con la cadenza che ricorda molto il genovese.

Nei programmi sarei dovuto partire stasera, ma il ritardo nel lavoro e un’altra cosa han fatto sì che me ne vada sabato. Sempre se i programmi non cambieranno ancora.
Com’è che dice?
Improvvisazione, è divertente.
Perché invece io sento sempre di dovermi assumere responsabilità anche quando forse non ce ne sarebbe bisogno?
E perché le cose (belle, neh?, per carità) accadono sempre così ammucchiate e mai in un modo che io le possa gestire e godere disfrutar completamente?
Bah.

Written by effemmeffe

August 17th, 2005 at 4:26 pm