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La cultura del consenso

A me non me né frega nulla, forse dovrei scri­vere che non me né frega nulla ed aggiun­gerci un pur­troppo, visto che nel breve futuro c’è un mutuo e non un altro gio­cat­tolo elet­tro­nico che forse mi pia­ce­rebbe avere. Comun­que, è uscito final­mente l’iPad e in rete si sono tutti sca­te­nati. Leggo che c’è chi l’adora,

Aggiungo la mia riga

Sono stato un ascol­ta­tore assi­duo di Radio 2 per molti anni, ho ado­rato Cater­pil­lar, al punto di par­te­ci­pare ad alcuni cater-​​​​raduni in giro per l’Italia, ho ascol­tato Radio 2 in varie fasce della gior­nata, al mat­tino andando al lavoro, alla sera rien­trando a casa, men­tre pre­pa­ravo la cena, men­tre la man­giavo, men­tre la dige­rivo. Impaz­zivo per

Wired Italia

Wired era fino a poco tempo fa, un maga­zine ame­ri­cano che trat­tava di cul­tura digi­tale e nell’immaginario comune è sem­pre stata un po’ la bib­bia della net gene­ra­tion. Ora, da que­sta set­ti­mana, è uscita anche la ver­sione ita­liana. Chia­ra­mente il buzz in rete è stato molto ele­vato, vuoi met­tere, Wired final­mente acces­si­bile anche alle genti

Para

No, non nel senso di para­noia. Anzi, pro­prio l’opposto. Mi rife­ri­sco al movi­mento nato da un po’ a Torino che si pro­pone di tro­vare ed alle­stire spazi per arti­sti emer­genti o del tutto sco­no­sciuti. L’idea è che gli spazi non deb­bano essere per forza quelli isti­tu­zio­nali delle gal­le­rie o delle aree espo­si­tive, ma pos­sano essere