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Echi da un lontano passato
Una delle cose che mi piacciono della fotografia come la intendo io è anche la sensazione di sorpresa e piacere che prende quando trovi un rullino non sviluppato e scattato chissà quando e chissà dove.
Lo stesso tipo di sensazione che si sente quando si infilano vecchi vestiti e si trovano nelle tasche quei cinque o dieci euro: sicuramente non ti cambiano la vita e non è una grossa sopresa come trovare un cinquantone, ma è un piacere inaspettato.
A volte da qualcuna delle mie macchine fotografiche spuntano fuori vere soprese che riportano la mente a viaggi passati e quando capita come è successo ieri, quando appaiano foto fatte durante quello che probabilmente è stato il più bel viaggio della mia vita, beh, non è bello come essere là, ma gli odori di Salvador de Bahia mi sono tornati alla mente come fosse ieri.
Lavoro precario
La piazza del Pelourinho di Salvador de Bahia è patrimonio dell’Unesco e quindi ogni mattina, verso le sette, ci sono un tot di uomini con il loro sgabellino che puliscono la piazza dalle erbacce e dai rifiuti lasciati dal giono precedente.
Lavorano per un paio d’ore, in bilico sul loro scrannetto che spostano di mezzo metro per volta, sembrano indolenti, ma in realtà lavorano con coscienza, alla fine del turno la parte della piazza dove sono passati è come nuova.
È un’idea intelligente: non si vedrà mai la piazza completamente pulita, ma del resto sarebbe brutto vederla passare dallo stato di completamente lindo allo stato di completamente sporco, in questo modo invece la piazza è sempre mediamente sporca, ma senza mai raggiungere il livello di indecenza.
E hanno dato lavoro ad una manciata di persone.
Hospital Sao Juliao@Campo Grande, Mato Grosso do Sul – Brasil
Le cose facili
Alla fine, una delle passate notti, mentre la mente vaga leggera in attesa del sonno e tu non devi che lasciarti andare andare andare, ho avuto l’illuminazione.
Ché di solito queste epifanie sono sempre delle puttanate al risveglio, sempre che poi uno se le ricordi, ma in questo caso no.
Ora so cosa voglio fare e anche un po’ come voglio farlo.
Non sono sicuro che sia la cosa giusta e nemmeno che saprò farlo, ma mi sembra che tutto sia più chiaro.
Che poi alla fine lo sapevo già da prima, me l’ha detto un’amica prima di partire: lasciar perdere le razionalizzazioni e vivere sull’onda dell’improvvisazione che è più divertente.
Così tenterò di fare e vediamo che accade…
Fino ad ora, qui dove sono stato nell’ultimo mese, le volte che l’ho fatto è sempre andata in un modo strepitoso.
Saprò dire nel futuro se funziona anche a casa.
