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WordPress Automatic Upgrade plugin.
La scorsa settiamana ho letto da Andrea Beggi di questo plugin che serve a fare l’upgrade di WordPress.
L’ho provato: tutto ha funzionato, ma alla fine il blog è rimasto in manutenzione.
Le istruzioni dicono che in casi particolari può accadere e chiaramente io sono un caso particolare.
Dicono anche che, nel caso succeda, basta connettersi al proprio spazio web via FTP e sostituire il file index.php presente con quello che il plugin ha salvato. Io l’ho fatto e il file index.php c’era, ma non c’era quello che il plugin dovrebbe aver salvato…
Ho risolto rimettendo l’index.php di cui avevo il backup, ma per un attimo mi sono spaventato.
Mi sa che questo plugin non è ancora perfettamente a posto.
Home sweet home.
Sto per cambiare hosting.
Come suggerito da Andrea Beggi (grazie per il coupon di sconto!) passerò a WebPerTe.
Fino ad oggi none of the above era sui server di Tophost, un hosting giovane e molto economico: per un anno di hosting il costo è inferiore ai 10 euro. Con tutto quello che ne consegue: ogni tanto ci sono dei down, il supporto tecnico non sempre risponde in modo soddisfacente, la comunicazione agli utenti a volte non è puntuale.
Certo, per far girare un blog con wordpress senza troppi accessi e con poche velleità va benissimo, ma ad esempio non girano alcuni plugin ed ero arrivato al limite dello spazio disponibile.
Così faccio il trasloco in una nuova casa.
Sperando di riuscire a farlo senza troppi casini. Per dire, adesso non riesco a faxare la lettera del cambio al NIC…
M’immagino il bagno di sangue quando dovrò spostare il database.
Incrociamo tutti assieme le dita.
La diatriba sui feed
Già l’avevo detto qui, ora vedo che Brodo Primordiale, Giovy e Kurai la pensano come me.
Un feed smozzato sul mio reader dura qualche giorno, il tempo di valutare se rientra nella categoria dei blog imperdibili per i quali vale lo sforzo di aprire il browser o se dev’essere terminato immediatamente.
Le eccezioni attualmente stanno sulle dita di una mano.
E questo non vuol dire che non visiti i siti dei blogger che mi piacciono. Un esempio su tutti è Giavasan: posso dire che almeno il 50% dei suoi post mi attirano sul suo blog, vuoi per commentare, vuoi per vedere l’immagine con cui ha corredato il post.
Marco Cattaneo non è d’accordo e usa alcuni punti per supportare la propria idea, provo a rispondere:
a) (premessa: per normale intendo non un blog di nanopublishing o un blog aziendale) se un blogger normale ha bisogno di guadagnare dai propri adsense, beh, mi faccia un fischio, nove euro per un account annuale su Tophost glieli regalo io.
b) I blog nel mio feedreader ce li ho messi io. Come li ho categorizzati l’ho scelto io; se un blog sta nella cartellina 5 che vuol dire che appena esce un articolo devo leggerlo o se sta nella cartellina 1 e posso quindi dimenticarlo, l’ho deciso io e guarda caso proprio in base al “brand”: un post di Settore o uno di Andrea Beggi lo leggo ancora caldo, indipendentemente dal fatto che uno fornisca solo le prime righe e l’altro tutto il contenuto.
Il brand lo conservo intatto mettendo il blog in una cartellina piuttosto che in un’altra.
c) i collegamenti tra articoli sono facili da mantenere: si chiamano link e sono alla base del web già da un po’.
Poi, che uno sia libero di fornire solo mezzo feed è innegabile, mica si sarà pensato che io o chissà chi possiamo venir lì a cambiarti il blog, no?
Però si esprimono le proprie opinioni, punto. Sarà libero anche questo, no?
E io concordo.
L’elefante nel Bisagno
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