E se devi piantarlo, quel coltello, fallo fare a lei

Non fre­quento blog di let­te­ra­tura. E’ un po’ come per i film: non guardo i trai­ler, mi piace andare al cinema e sco­prire lì di che parla il film. Cioè, non pro­prio così al buio, so che se vado a vedere I sette buchi caldi di Lorena è meglio se ci vado da solo e non mi porto la fidan­zata, ma l’idea è più o meno quella.

In più pre­fe­ri­sco che nes­suno giu­di­chi le mie let­ture e non mi piace sapere che un libro che a me è pia­ciuto in realtà per tutto il mondo è una merda, che va bene quella cosa del milione di mosche, ma se fa schifo pro­prio a tutti tutti poi mi viene il com­plesso di infe­rio­rità e né ho già abba­stanza di pro­blemi, grazie.

E in più mi annoio a leg­gere da web e i blog di let­te­ra­tura sono soli­ta­mente pro­lissi, almeno quei pochi che ho per caso incro­ciato in giro per la rete e quindi basta.

Leggo però il blog di Buc­k­na­sty e da un suo post vengo diretto su un blog a me sco­no­sciuto, Caba­ret Bisan­zio, nel quale si fa la paro­dia di una recen­sione pre­sente su Car­milla, sito che non fre­quento, al libro di Babsy Jones, scritt­trice che non conosco.

C’è tutta una pole­mica nei com­menti ad un post che prende in giro una recen­sione del libro di Babsy Jones. Già a scri­verlo fa ridere, no? Lo riscrivo ancora, così lo si può ammi­rare meglio: la pole­mica nei com­menti ad un post che prende in giro una recen­sione di un libro. Phew! E’ come quando devi spie­gare di quel cugino del cognato della sorella del fidan­zato di tua nipote…

Ma non è della pole­mica che voglio par­lare, non me né frega nulla. E’ un com­mento che voglio che vi andiate a cer­care (visto che non posso/​sonocapace a lin­karlo): il com­mento di irene del 23 otto­bre 2007 alle 12:35 am.

Io non so chi sia que­sta Irene, ma so che vor­rei lei come scrit­trice di anatemi.

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2 Comments

  • Che dire? Hai indi­vi­duato in pieno il mio lato… sha­ke­spea­riano!
    (ciò signi­fica che lo prendo come un complimento)

  • Sì, certo che è un com­pli­mento.
    (mica voglio rischiare di pren­dermi un insulto così ela­bo­rato da rischiare di non capirlo nemmeno…)

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