Flame

Per for­tuna non ho il tempo di leg­gere i blog in tempo quasi reale e quindi leggo arti­coli vec­chi di un paio di giorni, quando i com­menti sono già sedi­men­tati, per­ché sennò dav­vero non saprei come resi­stere alla ten­ta­zione di sca­te­nare flame cruenti.
Oggi, per esem­pio, Mat­teo Bor­done, con un post spet­ta­co­lo­sa­mente auto­re­fe­ren­ziale che gli invi­dio, fa notare la discus­sione che si e’ aperta nei com­menti di un suo pre­ce­dente pezzo che parla di una recen­sione di Pier­luigi Pansa sul cor­riere dell’ultimo scritto di Melissa P.
Dicendo che i toni si sono accesi.
E io ricordo con nostal­gia i tempi di use­net e le offese che vola­vano in con­fronto ai “tanto non li scrivi tu”, “e tu sei un ghost wri­ter”, “no, sei tu che non scrivi i tuoi libri”, “ho detto che li scrivo io”, “sì, però sei una lolita”, “ti stai acca­nendo”, “guarda, che, quando mi acca­ni­sco, lascio, il segno” e quant’altro.
E’ que­sto il radical-​​chic?

(Ecco, ho fatto un post da vecchiazza…)

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3 Comments

  • e mica per forza deve finire ad insulti.
    E poi, se basta così poco a fare “inner­vo­sire” qual­cuno… meglio :-)

  • Ma appunto: meglio.
    Non deve per forza finire ad insulti, ma se insulti devono essere che lo siano come si deve.

  • in effetti quelli erano insulti da scuola ele­men­tare.
    ma vista l’età della pro­ta­go­ni­sta ;-)
    io mi sono diver­tita e i toni della pole­mica erano accesi, ma non neces­sa­ria­mente i toni accesi si espri­mono con una lite a parolacce :-)

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